Settembre e ottobre sono i due mesi in cui motozappa e arieggiatore escono dal capanno dopo mesi di inattività e vengono messi al lavoro nel giro di pochi giorni. È il periodo della vangatura degli orti, della preparazione delle semine autunnali e del rinnovo dei tappeti erbosi. Ed è anche il periodo in cui queste macchine si fermano più spesso, quasi sempre per lo stesso motivo: la cinghia della motozappa, o dell’arieggiatore, che ha passato l’estate ferma e piegata sulla stessa puleggia.
Come lavora la trasmissione su queste macchine
Motozappa e arieggiatore condividono uno schema costruttivo semplice e collaudato. Il motore a scoppio, quasi sempre monocilindrico, trasmette il moto a una puleggia motrice. Da lì una cinghia trapezoidale porta il moto a una puleggia condotta collegata al riduttore, che a sua volta comanda l’albero delle frese o il rullo lamellare.
La particolarità sta nel modo in cui si innesta il moto. Su gran parte di queste macchine non c’è una frizione a dischi: l’innesto avviene tramite un tenditore a leva che spinge un rullo folle contro la cinghia. A leva rilasciata la cinghia gira lasca sulle pulegge senza trasmettere; a leva tirata il rullo la mette in tensione e il moto passa. È un sistema economico, affidabile e riparabile, ma ha una conseguenza precisa: la cinghia è anche l’organo di innesto, e ogni volta che l’operatore tira e rilascia la leva subisce un ciclo di slittamento controllato.
Su una giornata di lavoro con un orto pieno di ostacoli, dove si innesta e disinnesta continuamente per girare a fine solco, i cicli si contano a centinaia. Ognuno è un momento in cui la cinghia striscia sulla puleggia in rotazione, e quel contatto genera calore proprio sui fianchi.
Il danno che si fa da fermi
C’è un modo di rovinare una cinghia che non richiede di usare la macchina, ed è lasciarla ferma per mesi con la trasmissione montata. La cinghia resta piegata sulle stesse porzioni di circonferenza, e la mescola, sottoposta a deformazione costante, assume permanentemente quella forma. Il fenomeno si chiama compression set, e su una cinghia lasciata quattro o cinque mesi in un capanno caldo è praticamente garantito.
Il risultato è una cinghia che alla ripartenza non è più circolare: presenta zone rigide corrispondenti ai punti di avvolgimento. Girando produce un battito ritmico, trasmette in modo irregolare e in molti casi salta fuori dalla gola quando la leva viene rilasciata. Chi ripone la macchina a fine stagione dovrebbe allentare completamente il tenditore, e nelle situazioni migliori smontare la cinghia e conservarla appesa in un locale fresco e al riparo dalla luce.
Un secondo danno da inattività riguarda i roditori. Nei capanni e nei ricoveri agricoli i topi rosicchiano le cinghie con una frequenza che sorprende chi non ci ha mai fatto caso. Un controllo visivo su tutta la circonferenza prima di avviare la macchina, facendo ruotare le pulegge a mano, evita di scoprire il problema a metà campo.
I sintomi che precedono la rottura
Su queste macchine il degrado della trasmissione dà segnali riconoscibili. Il primo è la perdita di spinta sotto sforzo: le frese affondano nel terreno compatto e la macchina si ferma pur con il motore che gira regolarmente. È slittamento, e le cause possibili sono tre: cinghia consumata, tenditore che non arriva a fine corsa, gola della puleggia usurata.
Il secondo sintomo è l’odore di gomma bruciata dopo qualche minuto di lavoro impegnativo. Significa che lo slittamento è consistente e che i fianchi stanno superando la temperatura sopportabile. Se in quelle condizioni si insiste, la cinghia arriva a rottura nel giro di poche decine di minuti.
Il terzo è lo strappo all’innesto, cioè una partenza brusca e violenta invece che progressiva. Contrariamente all’intuizione questo indica una cinghia troppo rigida o un tenditore mal regolato che passa da zero tensione a tensione piena in una frazione di corsa della leva. Oltre a essere sgradevole è pericoloso, perché su terreni cedevoli una partenza a strappo può far impuntare la macchina.
Regolare il tenditore, l’operazione che risolve metà dei casi
Il tenditore a rullo ha quasi sempre una regolazione sul cavo o sul supporto del rullo stesso. La regolazione corretta prevede che a leva completamente rilasciata la cinghia sia libera di girare senza trasmettere alcun moto, e che a leva tirata a fondo la cinghia sia in tensione piena senza che il rullo vada in battuta prima del fine corsa della leva.
L’errore più comune è registrare il cavo troppo corto, con il risultato che il rullo esercita una tensione residua anche a leva rilasciata. La cinghia allora striscia in continuazione, si scalda e si consuma anche quando la macchina non sta lavorando. Il sintomo diagnostico è chiaro: con il motore al minimo e la leva rilasciata, le frese devono restare ferme. Se accennano a girare, la registrazione è sbagliata.
Il rullo folle stesso va controllato. Ha un cuscinetto che con il tempo accumula gioco e rumore, e un rullo che non gira liberamente trasforma il tratto di cinghia che vi appoggia in una zona di attrito continuo. Si verifica facendolo ruotare a mano a macchina ferma: deve girare libero, silenzioso e senza gioco laterale.
Sezioni e mescole adatte al lavoro nel terreno
Le sezioni impiegate su motozappe e arieggiatori sono quasi sempre classiche di taglia piccola e media: Z 10×6 sulle macchine più leggere, A 13×8 sulla grande maggioranza delle motozappe da orto, B 17×11 sui motocoltivatori di taglia superiore. Le versioni a fianchi aperti e fondo dentato sono spesso preferibili, perché i diametri delle pulegge su queste macchine sono ridotti e la flessione continua è la principale causa di invecchiamento.
Sul fronte mescole vale la pena orientarsi su esecuzioni pensate per l’ambiente agricolo, con coperture tessili a trama fitta che resistono meglio all’abrasione di terra e sassolini. Le gamme dedicate al comparto agricolo, come la linea Agro Power di Optibelt o le corrispondenti serie Gates e ContiTech per macchine agricole, hanno proprio questa caratteristica e sui terreni sassosi la differenza si vede.
Va detto chiaramente che su queste macchine la cinghia originale del costruttore è quasi sempre una cinghia commerciale rimarchiata. Identificare sezione e lunghezza permette di acquistare il ricambio corretto anche per macchine fuori produzione da anni, che sono la maggioranza del parco in circolazione negli orti italiani.
Arieggiatore: una macchina con un problema in più
L’arieggiatore condivide con la motozappa lo schema di trasmissione, ma aggiunge una variabile che rende il lavoro della cinghia più severo: il rullo lamellare o a coltelli lavora a contatto diretto con il tappeto erboso e con il feltro, e ogni volta che una lama incontra una radice grossa, una pietra o un tratto di terreno molto compatto produce un picco di coppia istantaneo. Non è un carico continuo come quello delle frese in profondità, è una sequenza di urti.
La cinghia assorbe quegli urti slittando per una frazione di secondo, ed è esattamente quello che deve fare: senza quel margine di slittamento l’urto arriverebbe integro all’albero e ai cuscinetti del rullo. Il rovescio della medaglia è che ogni urto lascia il segno sui fianchi, e su un prato con molte pietre affioranti la vita utile della cinghia si accorcia in modo sensibile rispetto a un impiego su terreno pulito.
Un accorgimento che allunga molto la vita della trasmissione è regolare correttamente la profondità di lavoro del rullo. Scendere più del necessario non migliora il risultato agronomico, perché il feltro da rimuovere sta nei primi centimetri, ma aumenta di molto la coppia richiesta e la frequenza degli urti. La regolazione corretta prevede che le lame incidano il feltro sfiorando appena il terreno sottostante, non che lo scavino.
Dove trovare il ricambio
Le misure per queste applicazioni sono raccolte nella categoria cinghie per attrezzature agricole, che comprende le sezioni per motozappa, arieggiatore e motofalciatrice, oltre alla linea Agro Power Optibelt. Per le sezioni classiche di piccola taglia il riferimento è la categoria cinghie trapezoidali lisce, dove sono presenti tutte le lunghezze commerciali. La gamma completa è consultabile nel catalogo CinghieShop.
Chi ha la cinghia rotta e nessuna sigla leggibile può ricostruire la misura con due strumenti banali: un calibro per larghezza superiore e altezza, un metro flessibile per lo sviluppo. Chi ha invece marca e modello della macchina può inviarli al nostro supporto tecnico. Argomenti affini per chi lavora il verde sono trattati nella nostra guida sulla cinghia lama e trazione delle falciatrici.
Domande frequenti
La motozappa non avanza ma il motore gira, è sempre la cinghia?
Nella grande maggioranza dei casi sì, o la cinghia o la regolazione del tenditore. Prima di smontare il riduttore conviene sempre verificare la trasmissione.
Posso montare una cinghia leggermente più corta per recuperare tensione?
È una scorciatoia rischiosa. Una lunghezza inferiore porta il tenditore a lavorare fuori dalla sua corsa utile e sovraccarica i cuscinetti. Meglio risolvere sulla registrazione o sostituire la puleggia usurata.
Come si conserva la macchina a fine stagione?
Tenditore completamente allentato, cinghia possibilmente smontata e appesa, macchina al riparo da luce diretta e sbalzi termici.
La cinghia salta fuori dalla gola quando rilascio la leva, perché?
Di solito è compression set dopo una lunga inattività, oppure una guida di contenimento piegata. Vanno controllate entrambe le cose.
Quello che conviene fare prima del primo solco
Un quarto d’ora prima di partire vale una giornata di lavoro salvata. Si toglie il carter, si ispeziona la cinghia su tutta la circonferenza facendo ruotare le pulegge a mano, si verifica che il rullo folle giri libero, si controlla che a leva rilasciata le frese restino ferme e si puliscono le gole delle pulegge da terra e residui vegetali. Sono cinque controlli, nessuno richiede attrezzatura speciale, e coprono la quasi totalità dei guasti che fermano queste macchine in autunno.
